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Francisco Goya
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Francisco José de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 30 marzo 1746Bordeaux, 16 aprile 1828) è stato un pittore e incisore spagnolo.

I suoi dipinti, i suoi disegni e le sue incisioni riflettevano gli sconvolgimenti storici in corso e influenzarono i più importanti pittori coevi e del secolo successivo. Goya è spesso indicato come l'ultimo degli mwbwantichi maestri e il primo mwcadei moderni.

Nel 1786 divenne pittore di corte della mwcgcorona spagnola e questa prima parte della sua carriera fu caratterizzata dai numerosi ritratti di appartenenti all'aristocrazia e alla famiglia reale spagnola, oltre che dalla produzione di varie serie di cartoni per mwcwarazzi, prodotti nella recente Real Fàbrica di Santa Barbara, in stile mwdarococò, destinati al palazzo di San Lorenzo all'Escorial, residenza d'autunno dei reali di Spagna, committenza che nei successivi 17 anni si estenderà al Palazzo reale del Pardo.

Nel 1793 soffrì di una grave malattia che lo lasciò sordo, dopodiché il suo lavoro divenne progressivamente più cupo e pessimista. I suoi successivi dipinti sembrano riflettere una visione desolante dell'esistenza, che contrasta con la sua strepitosa scalata sociale: nel 1799, infatti, divenne mwdgPrimer Pintor de Cámara (Primo Pittore di Corte), il grado più alto per un pittore di corte spagnolo. Alla fine del 1799, su incarico di mwdwGodoy, completò la sua mweamweqMaja desnuda, un nudo straordinariamente audace per l'epoca e chiaramente ispirato allo stile di mwegDiego Velázquez. All'inizio del XIX secolo dipinse mwewmwfaLa famiglia di Carlo IV, anche qui influenzato da Velázquez.

Nel 1807, mwfgNapoleone guidò la mwfwGrande Armata nella mwgaguerra peninsulare contro la Spagna. Durante il conflitto Goya rimase a Madrid e, sebbene non abbia mai espresso in pubblico i suoi pensieri, sembra che questi fatti lo abbiano colpito profondamente, come si può desumere da alcuni suoi lavori come mwgqmwggI disastri della guerra, mwgwmwhaIl 2 maggio 1808, mwhqmwhgIl 3 maggio 1808. Altre opere della sua maturità includono un'ampia varietà di dipinti riguardanti la follia, i manicomi, le streghe, le creature fantastiche e la corruzione religiosa e politica, che suggeriscono che temesse per la propria salute mentale e fisica.

Il suo periodo più tardo culmina con le mwiamwiqPitture nere del 1819-1823, realizzate nella mwigQuinta del Sordo, la sua casa alla periferia di Madrid dove visse, disilluso dagli sviluppi politici e sociali in Spagna, in una situazione di quasi isolamento. Alla fine, nel 1824, Goya decise di abbandonare la Spagna per ritirarsi nella città francese di mwiwBordeaux dove completò la sua serie mwjamwjqLa Tauromaquia e una serie di altre tele importanti.

Verso la fine della sua vita un mwjwmwkaictus lo lasciò paralizzato sul lato destro. Morì e fu sepolto il 16 aprile 1828 all'età di 82 anni. Il suo corpo fu successivamente traslato nella mwkqChiesa di Sant'Antonio della Florida a Madrid.

Contents

Esordi
Opere
Note

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Biografia

Formazione

Francisco de Goya y Lucientes nacque a mwmgFuendetodos, una desolata cittadina rurale situata nei pressi di mwmwSaragozza (nell'mwnaAragona), presso la quale i genitori si erano insediati in quel periodo per motivi ignoti, il 30 marzo del mwnq1746. Il padre, José Benito de Goya Franque, era un maestro doratore di lontane origini mwngbasche (gli avi paterni del pittore erano infatti originari di mwnwZeraincite-ref-1[1]) e si segnalava soprattutto per i suoi lavori per la mwpabasilica di Nostra Signora del Pilar, mentre la madre, Gracia de Lucientes y Salvador, apparteneva invece a una famiglia decaduta della piccola nobiltà mwpqaragonese. Da quest'unione, legittimata nel 1736 con le nozze, Francisco Goya Amio nacque come quartogenito: suoi fratelli erano Rita (n. 1737), Tomás (n. 1739), destinato a seguire le orme paterne, Jacinta (n. 1743), Mariano (n. 1750) e Camilo (n. 1753).cite-ref-2[2]

Nel 1749 la famiglia Goya y Lucientes si trasferì per motivi di lavoro a mwqwSaragozza, dove qualche anno prima aveva comprato una casa. Qui il giovane Francisco poté frequentare gratuitamente il collegio delle Scuole Pie dei Padri mwrascolopi, compiendo un iter scolastico abbastanza regolare ma non particolarmente brillante: malgrado potesse leggere, scrivere e contare senza troppe difficoltà, il giovane Goya sembrava «non interessarsi affatto alle questioni teologiche e filosofiche, tanto che anche la sua carriera di pittore fu senza pretese: Goya non era affatto un teorico d'arte», per dirla con le parole di mwrqRobert Hughes.cite-ref-3[3] Fu proprio nel collegio, tuttavia, che Goya conobbe Martín Zapater, con il quale stabilì un rapporto di reciproca stima e di amicizia destinato a perdurare profondamente, come ci è testimoniato dalla fitta corrispondenza epistolare che li tenne legati per tutta la vita.cite-ref-4[4]

Nel frattempo il giovane Goya manifestò una precoce vocazione per il disegno e per la pittura. Il padre, intuendone le inclinazioni e le potenzialità, collocò il figlio presso la bottega del pittore locale mwuaJosé Luzán y Martínez, condiscepolo del mwuqSolimena ed emulo di mwugLuca Giordano e mwuwPietro da Cortona, dal quale trasse «una grande facilità di mano, una grande rapidità di esecuzione e un certo gusto per la decorazione e per l'armonia del colore» (mwvaPietro D'Achiardi). Nellmwvq'mwvgatelier del Luzán, uomo attento e coscienzioso verso gli allievi, Goya trovò molti compagni (fra cui mwvwFrancisco Bayeu) e compì grandi e rapidi progressi, apprendendo i rudimenti del disegno e copiando le stampe dei maestri del mwwarinascimento e del mwwqbarocco italiano.cite-ref-5[5]

Esordi

A Madrid

Compiuti i diciotto anni Goya, spinto dalla volontà di dipingere autonomamente, si trasferì a mwyqMadrid al seguito del condiscepolo mwygFrancisco Bayeu. Madrid all'epoca era una città ricca di fermenti artistici, grazie all'illuminato regno di mwywCarlo III di Spagna, che vi aveva accentrato artisti di grande nome, primi fra tutti il neoclassico mwzaAnton Raphael Mengs e il tedoforo del mwzqrococò mwzgGiovan Battista Tiepolo, entrambi attivi nel cantiere del mwzwPalacio Real.cite-ref-6[6]

A Madrid, dove giunse nel 1763, Goya si divise tra un'intensa attività di studio e gli svaghi e le frequentazioni concesse da una grande città. Nella città madrilena Goya trascorreva il tempo nelle osterie a bere e a suonare o cantando serenate alle belle fanciulle locali: fu anche coinvolto in diverse risse e per dare prova della sua audacia non esitò a entrare in una mwbqcuadrilla di toreri, così da sperimentare le emozioni dell'arena.cite-ref-pd-7-0[7] Ciò malgrado, questi furono anni estremamente formativi per il pittore, nonostante la bocciatura al concorso per l'Accademia di Belle Arti (dove tentò invano di iscriversi): a Madrid, infatti, Goya poté ampliare i propri orizzonti figurativi e cominciare a formare personali orientamenti di gusto, in primo luogo a contatto con i cantieri di Tiepolo e Mengs e con le tele di mwcgCorrado Giaquinto. Un secondo tentativo di entrare all'Accademia nel gennaio 1766 ebbe ancora una volta un cattivo esito a causa della migliore prestazione di mwcwRamón Bayeu, fratello di Francisco, che nel 1767 verrà nominato pittore di camera del re. Per dirla con le parole di Silvia Borghesi, «i due fratelli Bayeau, che oggi conosciamo e di cui parliamo soltanto in virtù di Goya, al loro tempo gli fecero mangiare la polvere per un buon tratto di strada».cite-ref-bri-8-0[8]

A Roma

Alla morte del Tiepolo, nel 1770, Goya decise di allontanarsi da Madrid e di recarsi a proprie spese a mwfwRoma, epicentro di quel classicismo che costituiva il modello di riferimento di tutta la cultura accademica del tempo. Un tempo non si sapevano molti dettagli su questo soggiorno, anche perché all'epoca Goya era un semisconosciuto: i suoi primi biografi arrivarono persino a teorizzare che giunse in Italia al seguito di una banda di toreri o di un diplomatico russo.cite-ref-9[9] La scoperta del mwhaCuaderno Italiano da parte dello studioso spagnolo Arturo Ansón Navarro, tuttavia, ci ha consentito di sapere che l'artista soggiornò nel Bel Paese dal marzo-aprile 1770 fino al giugno 1771, per un totale di quattordici mesi. Dopo aver risalito la costa sino ad mwhqAntibes, dunque, Goya avrebbe fatto affrettatamente sosta a mwhgTorino, mwhwMilano e mwiaPavia, per poi prendere un traghetto da mwiqGenova a mwigCivitavecchia e finalmente arrivare a Roma.cite-ref-10[10] Fu un soggiorno assai fecondo: come osservato da mwjwPietro D'Achiardi, la Città Eterna «in quel momento era veramente un grande centro artistico e l'atmosfera satura di cultura, di arte e di lusso, costituivano un ambiente unico in Europa, di fronte al quale Saragozza e Madrid dovettero sembrare assai provinciali al giovane artista. Le grandi processioni religiose, le feste carnevalesche, la varietà dei tipi e dei costumi insieme coi monumenti del passato, offrivano agli artisti una visione incomparabile e una sorgente inesauribile di ispirazione».cite-ref-pd-7-1[7]

A Roma Goya si accostò alla nutrita colonia degli spagnoli e soggiornò presso la casa del pittore polacco Taddeo Kuntz; qui conobbe anche mwlqGiovan Battista Piranesi, incisore veneto al culmine della sua fama, che lasciò un'impronta profonda sulla fantasia del pittore aragonese. Nell'Urbe Goya si avvicinò anche alle opere di mwlgHubert Robert e mwlwJohann Heinrich Füssli, presenze oscure nel secolo dei Lumi che, nell'opporsi ai solenni ideali estetici del mwmaneoclassicismo, già preludevano al mwmqromanticismo. Ispirandosi anche alla pittura magica e visionaria del seicentesco mwmgSalvator Rosa, Goya sarebbe stato immensamente debitore ai vari esponenti della fronda preromantica, i quali esercitarono un'influenza della quale non si vedono immediatamente le conseguenze, ma che riemergerà violentemente in alcune soluzioni estreme della maturità.cite-ref-11[11]

Altrettanto significative per il giovane artista furono le mwoastanze di Raffaello, la volta mwoqcarraccesca di mwogpalazzo Farnese e, soprattutto, la pala dell'altare maggiore della mwowChiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli, eseguita da mwpaGiaquinto, pittore che aveva già potuto ammirare mwpqde visu in Spagna;cite-ref-12[12] tra gli artisti espressamente ricordati nel mwqgCuaderno, in ogni caso, vi sono anche mwqwBernini, mwraVeronese, mwrqReni, mwrgGuercino, mwrwMaratta, mwsaAlgardi e mwsqRubens.cite-ref-13[13] L'ultimo atto compiuto da Goya in Italia fu quello di inviare la grande tela di mwtgAnnibale vincitore che rimira per la prima volta dalle Alpi l'Italia al concorso tenutosi nel 1771 all'Accademia di mwtwParma con l'intento di consolidare la propria fama, non riuscendo tuttavia a vincere (pur ottenendo un rispettabile secondo posto). Dopo un atto criminoso (rapì una ragazza di mwuaTrastevere, rinchiusa dai parenti in un convento, e fu per questo perseguitato dalla polizia), con l'aiuto economico dell'ambasciatore spagnolo fece ritorno a Saragozza nel giugno 1771.cite-ref-pd-7-2[7]

Il successo

Dopo il rimpatrio, Goya, forte del credito acquisito con il viaggio in Italia, ricevette la commissione di decorare a fresco la mwxgbasilica di Nostra Signora del Pilar a mwxwSaragozza, cui seguirono altre committenze altrettanto prestigiose con le quali riuscì a consolidare la propria notorietà. Nel frattempo il pittore si sposò con Josefa, la sorella di Francisco Bayeu. Le nozze, celebrate il 25 luglio 1773 e coronate dalla nascita di Antonio Juan Ramon Carlos nel 1774, non si rivelarono tuttavia molto felici; Josefa, infatti, era notoriamente di sgradevole aspetto ed ebbe poca o nulla influenza sulla vita affettiva del Goya, costellata da numerose amanti.cite-ref-bri-8-1[8]

Anno cruciale per il Goya fu proprio il 1774 quando, grazie all'interessamento di Francisco Bayeu (che, tra l'altro, gli era ormai cognato), venne chiamato a Madrid dal Mengs, allora soprintendente alle Belle Arti, con l'incarico di eseguire i cartoni per la fabbrica reale degli arazzi di Santa Barbara. La manifattura degli arazzi era sino ad allora svolta seguendo l'iconografia fiamminga, ed era intenzione del Mengs ingaggiare giovani spagnoli in grado di sapervi impiegare la maniera locale. Goya, tra il 1774 e il 1792 produsse ben sessantatré cartoni: il loro successo fu sfolgorante ed essi assicurarono al pittore un prestigio sempre crescente, anche tra le classi aristocratiche.

Grazie alla notorietà acquisita con gli arazzi, Goya nel 1780 venne accolto «de mérito» nella Real Academia de San Fernando, realizzando come saggio d'ingresso un mwzgCristo crocifisso prettamente accademico (Goya, probabilmente, si accostò alla tradizione per non esporsi a rischi non necessari, considerando che a quel concorso era già stato bocciato due volte). Dopo esser entrato all'Accademia, parallelamente alla fabbricazione di arazzi Goya produsse anche numerosi dipinti a olio, per lo più ritratti dei vari nobili della corte madrilena, eseguiti sempre con grande penetrazione psicologica. Speciale menzione merita, in tal senso, il mwzwmw0aRitratto dei duchi di Osuna con i figli.cite-ref-14[14]

Nel frattempo la notorietà raggiunta dal Goya iniziò a essere accompagnata dai riconoscimenti ufficiali. È del 1786 la nomina a mw1gpintor del rey da parte del nuovo re, mw1wCarlo IV; si tratta di una carica già assegnata mw2aillo tempore a Ramón Bayeu, proprio quel pittore che anni addietro entrò in Accademia al posto suo. In virtù di questa qualifica Goya poté finalmente coronare le proprie ambizioni di partecipare alla vita mondana della corte spagnola, appagando così la sua indole focosa e determinata: la sua presenza, infatti, era ormai divenuta indispensabile nei ricevimenti e nelle varie riunioni galanti. Arrivò persino a comprarsi una carrozza per sfrecciare per le strade di Madrid, e all'amico Zapater confidò di aver assistito a un concerto per il re con un'orchestra con più di cento strumenti musicali, affermando addirittura: «colui che desidera qualcosa da me mi cerca, e io mi faccio desiderare di più, e se non è un personaggio di alta posizione sociale, o con raccomandazioni di qualche amico, non farò più nulla a nessuno».cite-ref-15[15]

La malattia e la relazione con la Cayetana

Neanche i turbolenti avvenimenti politici di quel tempo riuscirono a incrinare la fama di Goya, ormai al culmine della sua carriera. Carlo IV, infatti, era universalmente considerato un sovrano inetto, giudicato dalla stessa corte come «un re idiota» incapace di tenere a freno l'intrigante moglie, mw3wMaria Luisa di Borbone-Parma. Mentre i vari amici e protettori di Goya venivano spodestati dai loro ruoli, privati del potere e allontanati dalla corte, il pittore aragonese mantenne la sua carica di mw4apintor del rey, continuando così a servire il re. Goya, tuttavia, non aveva fiducia nel governo del nuovo monarca, che in poco tempo finì infatti per soggiacere a uno degli amanti della regina, il primo ministro mw4qManuel Godoy. Anche le opere di questo periodo riflettono il disincanto di Goya verso il nuovo governo e, con tono ironico e graffiante, denunciano la decadenza dellmw4g'mw4wancien régime.cite-ref-16[16]

Sentendosi ormai oppresso da questa situazione, per un certo periodo Goya decise di allontanarsi dalla corte e di soggiornare in mw6qAndalusia. A mw6gSiviglia, tuttavia, venne colto da una feroce malattia che lo costrinse a riparare a mw6wCadice, ospite dell'amico Sebastián Martinez. Non è nota la diagnosi di questa malattia, anche se in una lettera di Zapater indirizzata al Bayeau si fa esplicita menzione di un male «per scarsa riflessione», il che ha lasciato supporre che si tratti di mw7asifilide o, persino, di un'intossicazione da piombo contenuto nei pigmenti di colore (Goya, infatti, era solito inumidire i pennelli con la bocca).cite-ref-17[17] Le conseguenze di quest'infermità, in ogni caso, furono devastanti: costretto a letto da una brutale paralisi, il pittore fu funestato da feroci emicranie, disturbi visivi e vertigini e il suo stato di salute si fece talmente grave che si temette persino per la sua vita. Pur riuscendo a rimettersi in salute (anche se dopo una lunga convalescenza), Goya fu colto da un'irrimediabile sordità, dalla quale non sarebbe guarito per il resto della sua vita.

Seppur la malattia del 1792-1793 non gli vietò permanentemente l'uso dei pennelli, la sua arte subì un mutamento stilistico e tematico: ne riparleremo più approfonditamente nel paragrafo mw8gmw8wStile e temi. Per il momento basti sapere che, abbandonati i toni gioiosi delle pitture precedenti, Goya produsse numerosi quadri di piccolo formato, i cosiddetti mw9acuadritos, dove sono raffigurati eventi agghiaccianti come naufragi o interni di manicomio. Intanto, morto nel 1795 il cognato Francisco Bayeau, Goya ne ereditò la posizione di direttore di pittura all'Accademia. Nel frattempo non trascurò piaceri meno intellettuali, intrecciando una relazione sentimentale clandestina con mw9qMaría Teresa Cayetana de Silva, trentatreenne duchessa d'Alba, una delle donne più affascinanti e ricche di Spagna, seconda per prestigio solo alla regina. Travolto dal fascino seduttivo della donna, Goya trascorse con lei licenziose avventure, infuocate dall'amore e dalla passione: «Non c'era in lei un capello che non emanasse fascino», avrebbe affermato il pittore, autore tra l'altro di due ritratti della stessa duchessa d'Alba.cite-ref-18[18]

La brutalità di Goya

I Capricci

Negli anni 1800 e successivi Goya lavorò instancabilmente, eseguendo una cospicua mole di ritratti raffiguranti amici, parenti, nobili: a essere immortalati dal pennello del pittore aragonese furono Sebastián Martinez, l'amico che lo ospitò durante gli anni della malattia, il cognato Francisco Bayeau in un ritratto mwaqypost mortem, il poeta mwaqcJuan Meléndez Valdés, l'ambasciatore francese in Spagna Ferdinand Guillemardet e, ancora, la moglie Josefa e l'amico d'infanzia Martín Zapater. L'opera che più tenne impegnato Goya in questi anni, tuttavia, fu la monumentale raccolta dei mwaqgmwaqkCapricci, un ciclo di ottanta incisioni che ritraggono, con un'ironia caustica e tagliente, «la censura degli errori e dei vizi umani, delle stravaganze e follie comuni a tutte le società civili», nella prospettiva di mettere in ridicolo le bassezze diffuse nella Spagna del tempo.cite-ref-si-19-0[19]

La prima edizione dei mwaq8Capricci venne messa in vendita lunedì 6 febbraio 1799 in un negozio di profumi e liquori di calle Desengaño.cite-ref-si-19-1[19] Malgrado Goya avesse annunciato pubblicamente che ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti fosse puramente casuale (cosa, ovviamente, non vera), la raccolta incontrò l'ostilità dell'Accademia e dell'mwarqInquisizione che, a causa dei contenuti apertamente blasfemi, l'8 agosto ritirò l'opera dalla circolazione. La fama di Goya come incisore, effettivamente, sarebbe stata soprattutto postuma. Tra i mwaruCapricci più famosi, in ogni caso, vi è certamente mwarymwarcIl sonno della ragione genera mostri, ormai assurto a mwargstatus di icona.cite-ref-20[20]

Nel 1799, grazie all'interessamento del potente amico mwar4Gaspar Melchor de Jovellanos, Goya venne nominato mwar8Primero Pintor de Cámera e, in virtù di questa qualifica, nel 1801 eseguì il ritratto di Manuel Godoy, per celebrare il titolo di generalissimo ottenuto da quest'ultimo con la vittoria sul Portogallo. Nell'inventario dei beni appartenenti al Godoy qualche anno dopo sarebbero state menzionate mwasamwaseLa maja vestida e mwasimwasmLa maja desnuda, ritratti gemelli dei quali si ignora la committenza, ma che certamente furono eseguiti dal Goya tra il 1800 e il 1803.cite-ref-21[21]

I disastri della guerra

Nel frattempo, l'intera Spagna venne colta da una grande instabilità geopolitica che, ovviamente, coinvolse anche il Goya. Sul trono spagnolo, infatti, era stato imposto mwatiGiuseppe Bonaparte, fratello di mwatmNapoleone: benché il popolo spagnolo non fosse nuovo a monarchi stranieri, questo evento suscitò una grandissima indignazione, che sarebbe poi culminata nella rivolta popolare antinapoleonica del 2 maggio 1808 e con la guerra d'indipendenza, conclusasi nel 1814 con il ritorno sul trono iberico di mwatqFerdinando VII. Le conseguenze del conflitto, tuttavia, furono catastrofiche: le truppe napoleoniche, infatti, si resero colpevoli di brutali violenze sulla popolazione civile. Durante gli anni tremendi della guerra d'indipendenza Goya avrebbe disperatamente denunciato queste atrocità dipingendo mwatumwatyIl colosso, il ciclo dei mwatcmwatgDisastri della guerra, mwatkIl tribunale dell'Inquisizione, mwatsmwatwLa sepoltura della sardina, mwat0La processione dei flagellanti (opere dove il pittore aragonese «fissa l'uomo come si fissa una farfalla, con uno spillo, cogliendolo, per lo più, nei suoi momenti di follia o malvagità», per usare le parole del critico Max Klinger). Il dramma della rivolta antinapoleonica, poi, sarebbe emerso con particolare violenza ne mwat8mwauaIl 2 maggio 1808 e mwauemwauiIl 3 maggio 1808, opere realizzate dopo la restaurazione della monarchia legittima dei Borbone nella prospettiva di celebrare le gloriose azioni del popolo madrileno, insorto contro le truppe francesi proprio in quei due giorni.

Ultimi anni

Nel 1819 Goya, decaduto dai propri privilegi e allontanatosi dalla corte in seguito al feroce assolutismo di mwauuFerdinando VII, si ritirò presso una casa di campagna alla periferia di Madrid, lungo la riva del fiume mwauyManzanarre, insieme alla compagna Leocadia Zorrilla, incontrata nel 1805 al matrimonio del figlio Javier. Si trattava di un luogo denso di emozionanti ricordi, siccome era proprio lungo le rive del Manzanarre che, in gioventù, diede inizio alla sua carriera di pittore lavorando ai cartoni per la manifattura reale degli arazzi di Santa Barbara. Il luogo, battezzato dai locali mwaucmwaugQuinta del Sordo (mwaukquinta, in spagnolo, significa proprio casa di campagna), si rivelò invece essere una fucina di ossessioni. Goya, infatti, decorò le pareti della casa con immagini spaventose, a pittura su muro: sono le cosiddette mwauopinturas negras (mwausPitture nere). Ricaduto nella malattia fra il 1819 e il 1820, Goya rischiò quasi la morte, sfuggendovi solo grazie alle affettuose e competenti cure del dottor Arrieta, cui dedicò un dipinto.cite-ref-22[22]cite-ref-23[23]

Appena concluso il ciclo delle mwavupinturas negras, Goya, approfittando dell'amnistia concessa da Ferdinando VII per le epurazioni generali, decise di allontanarsi dal paese. Per farlo chiese l'autorizzazione per recarsi all'estero, con il pretesto di recarsi alla sede termale di mwavyPlombières per alcune cure; ottenutala, lasciò immediatamente la Spagna e si recò invece a mwavcBordeaux, sede di un nutrito gruppo di emigrati spagnoli fuggiti dalla patria per sottrarsi alla persecuzione monarchica. Dopo un soggiorno di tre mesi a Parigi, dove visitò il mwavgLouvre e il mwavkSalon e si accostò alle «nuove» opere di mwavoIngres e mwavsDelacroix, Goya fece nuovamente ritorno a Bordeaux, dove venne raggiunto anche da Leocadia. A Bordeaux Goya si insediò presso una casa sul Cours de Tourny e qui concluse serenamente i propri anni, sperimentando nuove tecniche litografiche e dedicandosi all'insegnamento con la piccola figlia Maria Rosario, vera e propria mwavwenfant prodige. Colto il 2 aprile 1828 da una paralisi, Goya sarebbe morto la notte tra il 15 e il 16 aprile, alla veneranda età di ottantadue anni.cite-ref-24[24]

Le spoglie di Goya patirono inquietudini e traversie adeguate a quelle del loro proprietario. Il pittore fu sepolto in un primo tempo a Bordeaux, nel cimitero della Chartreuse, nella tomba di amici spagnoli dove già riposava il suo consuocero. Più di cinquant'anni dopo, nel 1880, il console di Spagna a Bordeaux, Pereyra, capitò davanti alla sua tomba, trovandola indecorosamente abbandonata e iniziò a sollecitare il governo spagnolo a riportare in patria le ossa del glorioso connazionale. Il console e i suoi amici dovettero brigare fino al 1888, quando finalmente si poté procedere all'esumazione per il trasferimento. Si scoprì però, con l'occasione, che allo scheletro mancava la testa (di cui non si seppe mai più nulla). Il progetto di traslazione ricadde perciò nelle panie burocratiche, dove rimase fino al 1899, quando le celebrazioni per il terzo centenario della nascita di mwawyVelázquez riattivarono il progetto di rimpatrio di quanto restava di Goya, che nel 1900 fu tumulato con mwawcJuan Meléndez Valdés, mwawgLeandro Fernández de Moratín e mwawkJuan Donoso Cortés in un apposito monumento nel cimitero sacramentale di San Isidro, a Madrid. Finalmente, nel 1919, i resti di Goya trovarono riposo in un luogo a lui assai più caro e familiare, ai piedi dell'altare della cappella di mwawoSan Antonio de la Florida, di cui aveva affrescato la cupola nel 1798.cite-ref-25[25]

Stile e temi

La versatilità dell'estro creativo di Goya fa sì che egli sia un artista difficilmente inseribile entro i ristretti orizzonti di una definita corrente artistica. I quadri di Goya, infatti, risentono congiuntamente delle sue aspirazioni illuministe-razionali e di impulsi irrazionalistici già romantici. L'artista è ben consapevole di questo suo dualismo tra sentimento e ragione e si propone così di superare il perfezionismo tipico dello stile neoclassico e di raffigurare scene tratte dalla realtà quotidiana o dalla sua immaginifica fantasia, aprendo così la strada al Realismo e al Romanticismo. È in questo modo che Goya matura uno stile molto autonomo e originale, svincolato dagli schematismi accademici e animato da una grande libertà d'espressione e da un linguaggio grintoso, pieno di vigore, sottilmente ironico.

La maniera chiara

Dopo le timide e sfortunate comparse a Madrid negli esordi, Goya ebbe modo di valutare per la prima volta i suoi orientamenti stilistici nel 1771 quando, tornato dall'Italia, affrescò la certosa di Aula Dei, nei pressi di Saragozza, con le mwaxoStorie della Vergine. In quest'opera - la prima significativa del pittore aragonese - egli si mostra assai sensibile alle pitture di mwaxsCorrado Giaquinto, impiegando una tavolozza vivace, ariosa, acquerellata e una certa uniformità tra le impaginazioni, tutte modellate sugli archetipi classici ma vivificate grazie alla disinvoltura della pennellata. Gli affreschi di Aula Dei sono tutt'altro che acerbi e marginali, anzi, vi si avverte già quella potenza drammatica che culminerà nella Quinta del Sordo; essi, tuttavia, sono «una prova lontana anni luce dal Goya maturo; se avesse seguitato a dipingere in quel modo non sarebbe mai entrato nei libri di storia dell'arte, ma è vero che sono uno spartiacque: qui è il massimo che Goya faccia entro la tradizione assimilata», come osservato da Silvia Borghesi.

Indizi palesi di mutamenti stilistici si avvertono nel 1774, quando Goya iniziò a collaborare con la fabbrica reale degli arazzi di Santa Barbara, autentica palestra pittorica nella quale l'artista poté sperimentare nuovi linguaggi creativi sotto una copertura innocua, liberando così inibizioni e stabilendo una sorta di «griglia pittorica di base» alla quale rimase fedele per il resto della sua vita. In queste opere il Goya impiega uno stile sciolto, vitale, all'insegna della modernità, eppure molto sobrio (caratteristica, d'altronde, congeniale alle esigenze di fabbricazione degli arazzi, che richiedevano giocoforza forme semplificate e stilizzate). Il fulcro tematico di questi arazzi è invece quello del «majismo», desunto dai mwax0majos e dalle mwax4majas del folclore spagnolo e dai loro pittoreschi passatempi, capricciosamente ripresi anche dalle classi aristocratiche. Questa predilezione per le figure del popolo, d'altronde, era conforme alla destinazione finale degli arazzi, atti a ornare le sontuose dimore dei regnanti spagnoli, i quali preferivano temi piacevoli, distensivi, proprio come quelli proposti dal mwax8majismo.cite-ref-26[26] È interessante, in tal senso, riportare il giudizio di Juan J. Luna, secondo il quale la maniera goyesca negli arazzi è «eminentemente pintoresca y colorista, poblada por majos y manolas y por todo tipo de gentes de rompe y rasga, chisperos, vendedores ambulantes, muchahos y niños, que se divierten, bailan o juegan en ambientes campestres, evocadores del Madrid del último cuarto del XVIII».cite-ref-27[27] Notevole, infine, anche l'indagine luministica condotta da Goya negli arazzi, che si concentra su una luce che, disintegrando i volumi in particelle molecolari, definisce lo spazio per effusione atmosferica, senza ricorrere alla prospettiva per descrivere la disposizione reciproca degli oggetti.cite-ref-28[28]

La maniera scura

Un totale cambiamento di stili e temi si ebbe con la misteriosa malattia del 1792-1793, doloroso spartiacque dell'esistenza di Goya. Questo drastico mutamento tematico, oltre che dalle drammatiche vicende personali, gli fu imposto anche dal grande sconvolgimento politico sofferto in quegli anni dall'Europa, segnata dall'ascesa al trono di mwazuCarlo IV, uomo inetto subentrato al ben più illuminato mwazyCarlo III, e dagli eventi legati alla mwazcRivoluzione francese e alla successiva epopea mwazgnapoleonica. Ebbene, nel 1792 Goya abbandonò i toni distesi della gioventù e approdò a uno stile onirico, visionario, facendosi interprete della parte «nera», dannata, dolorosa dell'essere umano e rendendola con «chiaroveggenza di sonnambulo» (José Ortega y Gasset). Interessante l'accostamento operato dal critico Jean Starobinski tra la figura di Goya e quella di mwazkBeethoven:

«Nel 1789 Goya è destinato a un'evoluzione che lo allontanerà dallo stile dei suoi esordi. Non solo per la sordità comparsa dopo la malattia del 1793, egli è vicino a Beethoven: ma anche per la straordinaria trasformazione stilistica attuata in pochi decenni. Questi due artisti chiusi nella solitudine sviluppano nella loro produzione un mondo autonomo, con degli strumenti che l'immaginazione, la volontà e una sorta di furore inventivo non cessano di arricchire e di modificare, al di là di ogni linguaggio preesistente»

(Jean Starobinski)

Questa «maniera scura», per così dire, trovò la sua prima espressione nei mwazwcuadritos, undici piccoli dipinti dove Goya si accosta ad «un'arte intima, in cui però la violenza e la tragedia [trovano] un'espressione tanto possente», come osservato da Pierre Gassier. Goya in queste sperimentazioni tratta un'ampia rosa di soggetti, scegliendo di raffigurare scene di naufragio, interni di manicomio, incendi, assalti di briganti, persone ottenebrate e, generalmente, eventi brutali e tragici, tradendo la presenza di una lacerazione spirituale destinata a non rimarginarsi. In tal senso i mwaz0cuadritos preludono i mwaz4Capricci, opere in cui Goya inizia a riconoscere la progressiva abdicazione del raziocinio illuminista in favore delle istintuali e violente pulsioni dell'animo umano. Per dirla con le parole di Silvia Borghesi, in questo stadio «Goya ci appare come l'ultimo pittore del Settecento, egli getta ancora il guanto di sfida alla ragione nel terreno dell'irrazionale, corteggia l'incubo minaccioso, lo aizza con gesti da torero, ma è ancora padrone dell'arena».cite-ref-29[29]

Prendendo consapevolezza della potenza delle virulente forze dell'inconscio e degli istinti, Goya traccia una strada che verrà seguita da numerosi artisti, come mwaaqEnsor, mwaauMunch e mwaayBacon e persino da letterati e filosofi (si pensi a mwaacPoe, mwaagFreud, mwaakBaudelaire).cite-ref-30[30] La visione onirica e suggestiva dei mwaa4Capricci avrebbe poi lasciato il posto alla materia cronachistica, grottesca dei mwaa8Disastri della guerra, ciclo dove l'occhio indagatore di Goya si sofferma sulle barbarie perpetrate durante la guerra d'Indipendenza, denunciandone il perverso dilagare della violenza ai danni di soldati catturati e del popolo inerme.cite-ref-31[31] Questa visione decisamente pessimistica dell'uomo, accompagnata da una scrupolosa indagine sul lato oscuro della ragione, avrebbe poi trovato il suo culmine nelle mwabqmwabuPitture Nere, dove l'oggetto della spietata attenzione di Goya è il grande e cosmico trionfo del male e la sostanziale incapacità dell'uomo di intervenire sull'esito del proprio fato, inevitabilmente destinato a rivelarsi tragico.

È significativo ricordare che queste opere sorgono da un'interferenza tra ragione e follia, che in quanto tale non vede Goya allinearsi con una sola delle due facce della medaglia. Goya, infatti, capisce che mwabceros e mwabgthanatos sono aspetti unilaterali dell'esistenza umana, che li comprende e sintetizza entrambi, e per questo motivo sono ineliminabili e, anzi, persino legati tra di loro da una continuità dialettica. Goya, in tal senso, si mostra sedotto sia dalla parte buona sia da quella malvagia dell'essere umano: è in questa prospettiva che egli intuisce che non conviene eliminare la parte «nera» e aberrante dell'uomo che, anzi, può anche esercitare un fascino segreto e irresistibile, senza tuttavia finire schiavo del culto illuminista della ragione.cite-ref-32[32]

Opere

Di seguito è riportato un elenco parziale delle opere di Francisco Goya:

• mwacyDavide e Betsabea,cite-ref-33[33] 1769-70, olio su tela, mwacs123 × 79 cm, collezione privata
• mwac0mwac4Consacrazione di san Luigi Gonzaga come patrono della gioventù, 1763, olio su tela, mwac8127 × 88 cm, mwadamuseo di Saragozza, mwadeSaragozza
• mwadmmwadqBallo sulle rive del Manzanarre, 1777, olio su tela, mwadu272 × 295 cm, mwadymuseo del Prado, mwadcMadrid
• mwadkmwadoLa passeggiata in Andalusia, 1777, olio su tela, mwads275 × 190 cm, museo del Prado, Madrid
• mwad0mwad4Il parasole, 1777, olio su tela, mwad8104 × 152 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaeeL'aquilone, 1777-1778, olio su tela, mwaei269 × 285 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaeqL'altalena, 1779, olio su tela, mwaey260 × 195 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaegLe lavandaie, 1779-1880, olio su tela, mwaeo218 × 166 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaewmwae0La famiglia dell'Infante Don Luis di Borbone, 1783, olio su tela, mwae4248 × 330 cm, fondazione Magnani Rocca, mwae8Parma
• mwafemwafiLe fioraie, 1786-1787, olio su tela, mwafm277 × 192 cm, museo del Prado, Madrid
• mwafumwafyLa vendemmia, 1786-1787, olio su tela, mwafc275 × 190 cm, museo del Prado, Madrid
• mwafkIl muratore ferito, 1786-1787, olio su tela, mwafs268 × 110 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaf0La moscacieca, 1788-1789, olio su tela, mwaf8269 × 350 cm, museo del Prado, Madrid
• mwagemwagiRitratto dei duchi di Osuna con i figli, 1788, olio su tela, mwagm225 × 174 cm, museo del Prado, Madrid
• mwagumwagyIl fantoccio, 1792, olio su tela, mwagc267 × 160 cm, museo del Prado, Madrid
• mwagkmwagoIl cortile dei folli, c. 1794, olio su latta, mwags32,7 × 43,8 cm, mwagwMeadows Museum, mwag0Dallas
• mwag8Ritratto di mwahaMaria Antonia Dorotea Gonzaga, 1795 ca., olio su tela, mwahe87 × 72 cm, museo del Prado, Madrid
• mwahmmwahqRitratto della duchessa de Alba, 1795, olio su tela, mwahu194 × 130 cm, collezione de Alba, Madrid
• mwahcmwahgRitratto della duchessa de Alba in nero, 1797, olio su tela, mwahk210 × 148 cm, mwahoHispanic Society of America, mwahsNew York
• mwah0mwah4Il sonno della ragione genera mostri, 1797, acquaforte, mwah823 × 15,5 cm, Biblioteca Nacional de Espana, Madrid
• mwaiemwaiiIl grande caprone, 1797-1798, olio su tela, mwaim44 × 31 cm, mwaiqmuseo Lázaro Galdiano, Madrid
• mwaiymwaicLa lampada del diavolo, 1797-1798, olio su tela, mwaig42 × 32 cm, mwaikNational Gallery, mwaioLondra
• mwaiwLuis Gonzaga, 1798, olio su tela, mwai0261 × 160 cm, mwai4Museo di Saragozza, mwai8Saragozza
• mwajemwajiCaprichos, 1799, ciclo di acqueforti
• mwajqmwajuRitratto di Maria Luisa di Parma, 1799-1800, olio su tela, mwajy204 × 125 cm, mwajcMuseo nazionale di Capodimonte, mwajgNapoli
• mwajomwajsRitratto di María Luisa de Borbón y Vallabriga, 1800 circa, olio su tela, mwajw220 × 140 cm, mwaj0Uffizi, mwaj4Firenze
• mwakamwakeLa verità, il tempo e la storia, 1800 circa, olio su tela, mwaki294 × 244 cm, mwakmMuseo nazionale di Stoccolma
• mwakumwakyLa famiglia di Carlo IV, 1800-1801, olio su tela, mwakc280 × 336 cm, Museo del Prado, Madrid
• mwakkmwakoMaja vestida, 1800 circa, olio su tela, mwaks95 × 190 cm, Museo del Prado, Madrid
• mwak0mwak4Maja desnuda, 1800 circa, olio su tela, mwak895 × 190 cm, Museo del Prado, Madrid
• mwalemwaliIl colosso (?), 1808 circa, olio su tela, mwalm116 × 115 cm, museo del Prado, Madrid
• mwalumwalyMajas al balcone, 1808-1814, olio su tela, mwalc116 × 115 cm, mwalgMetropolitan Museum of Art, New York
• mwalomwalsL'acquaiola, 1808-1812, olio su tela, mwalw82 × 68 cm, mwal0Museo di belle arti, Budapest
• mwal8L'arrotino, 1808-1812, olio su tela, mwame82 × 68 cm, Museo di belle arti, Budapest
• mwammmwamqIl manicomio, 1812-1814, olio su tavola, mwamu45 × 72 cm, Real Academia de San Fernando, Madrid
• mwamcmwamgLa sepoltura della sardina, 1812-1814, olio su tavola, mwamk82,5 × 52 cm, Real Academia de San Fernando, Madrid
• mwamsmwamwRitratto del duca di Wellington, 1812–14, olio su tavola, mwam064,3 × 52,4 cm, National Gallery, London
• mwam8mwanaIl 2 maggio 1808, 1814, olio su tela, mwane266 × 345 cm, museo del Prado, Madrid
• mwanmmwanqIl 3 maggio 1808, 1814, olio su tela, mwanu266 × 345 cm, museo del Prado, Madrid
• mwancmwangVisione fantastica, 1819-23, museo del Prado, Madrid
• mwanomwansGoya curato dal dottor Arrieta, 1820, olio su tela, mwanw115 × 79 cm, Institute of Arts, Minneapolis
• mwan4mwan8Duello rusticano, 1820-1821, olio su muro trasportato su tela, mwaoa123 × 336 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaoimwaomCane interrato nella rena, 1820-1821, olio su muro trasportato su tela, mwaoq134 × 80 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaoymwaocIl sabba delle streghe, 1820-1823, olio su muro trasportato su tela, mwaog140 × 438 cm, museo del Prado, Madrid
• mwaooIl pellegrinaggio a San Isidro, 1821-1823, olio su muro trasportato su tela, mwaow140 × 438 cm, museo del Prado, Madrid
• mwao4mwao8Saturno che divora i suoi figli, 1821-1823, olio su muro trasportato su tela, mwapa146 × 83 cm, museo del Prado, Madrid
• mwapimwapmLa lattaia di Bordeaux, 1827-1828, olio su tela, mwapq74 × 68 cm, museo del Prado, Madrid

Opere a lui dedicate

• mwapgmwapkGoya (romanzo storico di mwapoLion Feuchtwanger pubblicato nel 1951);
• mwapwmwap0Goya (film 1948);
• mwap8mwaqaLa maja desnuda (mwaqeThe Naked Maja), diretto nel 1958 da mwaqiHenry Koster e interpretato da mwaqmAnthony Franciosa;
• mwaqumwaqyL'ultimo inquisitore;
• mwaqsmwaqwGoyescas (suite per pianoforte e opera di mwaq0Granados);
• mwaq8mwaraVolavérunt (film 1999);
• mwarimwarmFurto su misura (mwarqThe Happy Thieves), diretto nel 1961 da mwaruGeorge Marshall.

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Reale di Spagna

Note

cite-note-11. mwar4mwar8mwasaZERAINGO OSPETSUAK, su mwasezerain.com. mwasiURL consultato il 21 febbraio 2017 mwasm(archiviato dall'mwasqurl originale il 22 ottobre 2017).
cite-note-22. mwasgmwaskHughes,mwaso p. 27.
cite-note-33. «[The artist] seems to have taken no [...] interest [...] in philosophical or theological matters, and his views on painting... were very down to earth: Goya was no theoretician», in mwas4mwas8Hughes,mwata p. 23.
cite-note-44. mwatqmwatuHughes,mwaty p. 32.
cite-note-55. mwatomwatsBorghesi, Rocchi,mwatw p. 23.
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cite-note-2828. mwa2smwa2wSerafini,mwa20 p. 102.
cite-note-2929. mwa3emwa3iBorghesi, Rocchi,mwa3m p. 50.
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cite-note-3131. mwa30mwa34Borghesi, Rocchi,mwa38 p. 59.
cite-note-3232. mwa4mmwa4qBarilli,mwa4u p. 61.
cite-note-3333. mwa4kProf. Paolo Erasmo Mangiante e Prof. Antonio Martinez Perales, mwa4oFrancisco Goya "Davide e Betsabea" o "Los Baños de Susana" 1770.

Bibliografia

Fonti utilizzate nella voce

• citerefpdPietro D'Achiardi, GOYA y LUCIENTES, Francisco José, in Enciclopedia Italiana, Treccani, 1933.
• citerefskiraSilvia Borghesi, Giovanna Rocchi, Goya, collana I Classici dell'Arte, vol. 5, Rizzoli, 2003.
• citerefrh(EN) Robert Hughes, Goya, New York, Alfred A. Knopf, 2004, ISBN 978-0-394-58028-9.
• citerefmtMaurizia Tazartes, Goya. Nuova edizione, Giunti, ISBN 8809798104.
• citerefgsGiuliano Serafini, Goya, collana Vita d'artista, Giunti, 2004, ISBN 8809034295.
• citerefrbRenato Barilli, L'alba del contemporaneo: l'arte europea da Füssli a Delacroix, Feltrinelli, 1996, ISBN 9788807102028.

Ulteriori letture

• mwa5kYves Bonnefoy, Goya, le pitture nere, traduzione di Alessia Piovanello, Saggi. Arti e lettere, Roma, Donzelli, 2006, pp. XIV - 226, ISBN 978-88-6036-067-0.
• mwa5sValeriano Bozal; Concepción Lomba, Goya e il mondo moderno, Catalogo della mostra, Palazzo Reale di Milano, Rcs MediaGroup, Skira, 17 marzo - 27 giugno 2010, p. 352.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itGoya y Lucientes, Francisco José, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaPietro D'Achiardi, GOYA y LUCIENTES, Francisco José, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
• citerefbritannica-com-biography-francisco-goya(EN) Enriqueta Harris-Frankfort, Francisco Goya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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• citerefgec(CA) Francisco Goya, su Gran Enciclopèdia Catalana, Grup Enciclopèdia Catalana.
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• citerefdbe(ES) Francisco Goya, in Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia.
• citerefmlolOpere di Francisco Goya / Francisco Goya (altra versione) / Francisco Goya (altra versione) / Francisco Goya (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Francisco Goya, su Open Library, Internet Archive.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Francisco Goya, su Open Library, Internet Archive.
• citerefisfdb(EN) Bibliografia di Francisco Goya, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Francisco Goya, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• (EN) Francisco Goya, su Discogs, Zink Media.
• (EN) Francisco Goya, su Comic Vine, Fandom.
• mwa6wGoya's Zoomable Paintings, su elrelojdesol.com.
• mwa64Web Gallery of Art, su wga.hu.